Mangiare in Molise è viaggiare col palato

Mangiare in Molise è viaggiare col palato

Tutti conosciamo il Molise come una delle regioni più incontaminate d’Italia, autentica ed in parte ancora da scoprire, stretta tra le sue meravigliose montagne, le sue dolci colline e il suo breve tratto di costa. Tra le sue innumerevoli, preziose risorse patrimoniali, non solo aria e acque purissime e numerose riserve naturali ricche di flora e fauna ma anche e soprattutto buon cibo. Il Molise non offre un semplice ricettario di cibi da assaggiare o mezzi di convivialità ma, piuttosto, dei veri e propri viaggi per il palato nel quale i fieri molisani racchiudono una parte della lora identità culturale. Quella molisana è una cucina strettamente legata al territorio, alle produzioni agricole e pastorali, talvolta persino ancorata a minoranze etniche che arricchiscono il quadro socio-culturale di questa piccola regione del Sud. Al crollo Ottocentesco dell’attività transumante, in Molise cominciò a farsi strada il settore dell’agro-alimentare (fabbricazione della pasta) in parte agganciato alla preesistente attività dei mulini. In seguito, nel corso del Novecento, il Molise si presentò come una regione agricola basata principalmente su: cerealicoltura estensiva, allevamento e arboricoltura (in particolare oliveto e vigneto).

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 I prodotti della terra che ne scaturirono, combinati al sapere dell’uomo produssero una cucina tutt’ora semplice e saporita, fortemente connessa con la presenza del mare, dei boschi, dei fiumi, dei pascoli e degli animali da cortile. Il risultato attuale è un patrimonio gastronomico che spazia dai prodotti dell'entroterra come salumi, formaggi, carni (soprattutto quella di pecora e maiale), vari ortaggi, funghi (tartufo del molise), erbe selvatiche ai prodotti della costa imperniati sull’attività della pesca di pesce azzurro (alici, sgombri, tonni, seppie, merluzzi) e sull’attività rurale.

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Per gli amanti dei tour enogastronomici, il paniere delle tipicità locali contiene prodotti come la pampanella, la ventricina di Montenero di Bisaccia, la scamorza molisana, la mozzarella di Bojano, la stracciata di Carovilli, il caciocavallo di Agnone, il pecorino di Capracotta e quello del Matese, la cipolla di Isernia, passando poi alle zuppe di pesce come il brodetto di Termoli o a piatti a base di verdura come la caponata a Campobasso, le cicerchie all’origano sino ad arrivare ai dolci come il panettone di Agnone, il colac di Acquaviva Collecroce e le casciatielle tipiche di Pietracatella.

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Non finisce certo qui! Lungo le sue vie serpeggianti, i viaggiatori più attenti ad osservare il paesaggio, potrebbero notare coi propri occhi una certa prevalenza di olivi e vigneti sparsi tutt’intorno. L’olio e il vino rappresentano in effetti una costante territoriale, due elementi cardine della tavola e della cultura molisana. Si pensi che l’olio molisano fu più volte menzionato nella letteratura latina da autori come Catone, Orazio e Cicerone. Oggi il prodotto vanta la Denominazione di Origine Protetta (DOP) il che assicura ai consumatori uno standard qualitativo elevato, dalla raccolta delle olive sino all’ottenimento del prodotto finale. L’olio è prodotto in particolar modo nell’antico territorio frentano, oggi meglio conosciuto come basso Molise, attorno alla storica città di Larino, e nella zona attorno Venafro dove, nel 2018, è stato inaugurato il Parco Regionale Agricolo Storico dell’olivo, allo scopo di salvaguardare il patrimonio olivicolo locale. Un consiglio che vogliamo darvi è di gustare quest’olio con i primi piatti di pesce o il sugo di baccalà. Durante le escursioni a piedi o in bici, è possibile ad ogni modo ravvisare che la concentrazione degli ulivi è preponderante in tutto il Molise, con ulivi spesso raggruppati in paesaggi poco abitati dove spiccano ad esempio boschi, querce isolate e qualche albero da frutto.

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Voltando pagina, la vite in Molise è geograficamente più delimitata degli uliveti, ma storicamente già nota in epoca sannitica. I vitigni autoctoni trovano spazio sui territori confinanti con le montagne appenniniche d’Abruzzo, ad esempio lungo il fiume Trigno (produzione di Montepulciano e Aglianico) e le colline del Biferno, specialmente tra Larino, Termoli e Campomarino. L'enografia del Molise si compone di 4 DOC e 2 IGT. Per le denominazioni di origine vi sono le longeve Biferno e Pentro o Pentro d'Isernia, istituite nel 1983, poi Molise o del Molise, istituita nel 1998 e, l'ultima arrivata è la Tintilia del Molise, istituita nel 2011. Completano il quadro le Indicazioni geografiche Osco o Terre degli Osci e Rotae, istituite nel 1995. Una menzione speciale merita la Tintilia, un vino di alta qualità che nell’ultimo decennio ha dimostrato a livello nazionale grandi potenzialità che è stato in grado di restituire al Molise quella dimensione agraria che si era un po’ smarrita.Non negando che si parli di un patrimonio eno-gastronomico troppo poco valorizzato, bisogna ammettere che alcune istituzioni non sono rimaste del tutto immobili; singole manifestazioni sono state promosse da comuni o associazioni private, accompagnate dal lavoro di circuiti e movimenti nazionali come Città dell’Olio (a cui aderiscono oltre 30 comuni molisani, le due provincie, la Camera di Commercio e una comunità montana), le Città del vino (di cui fa parte il comune di Campomarino), il Movimento del turismo del vino (al quale sono associate una decina di cantine, in gran parte localizzate in Basso Molise) e, ovviamente, Slow Food. Inoltre, altre realtà locali, aziendali, sono state coinvolte in manifestazioni di impronta nazionale come “Cantine Aperte”, “Calici di stelle”, “Andar per frantoi” ed altri itinerari del gusto dove troviamo paesi dell’Alto Molise aderenti alle associazioni “Città dei sapori” e “Città del tartufo”. Insomma, tavola apparecchiata e sedie in quantità, questo ricco giacimento gastronomico molisano non aspetta altro che il vostro appetito!